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	<title>Corretta alimentazione &#8211; Prof. Giorgio Calabrese Dietologo</title>
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		<title>Perché mangi quando non hai fame</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Aug 2021 20:03:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Corretta alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vera fame ti colpisce lentamente e può essere facile rimandare, invece il mangiare ... <a class="" href="https://www.gcalabrese.it/perche-mangi-quando-non-hai-fame/"> continua</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La vera fame ti colpisce lentamente e può essere facile rimandare, invece il mangiare emotivo o insensato si accende rapidamente e ti fa desiderare cibi specifici.  Quando siamo sottoposti ad un lungo stress, il corpo si riempie di <strong>cortisolo</strong>, un ormone che ha un ruolo fondamentale nelle forti emozioni.  Entra in campo il <strong>binge eating</strong> e si mangia tanto. Per ricaricare l’organismo dopo un incontro stressante, <strong>il cortisolo ti fa venire voglia di mangiare di più</strong>. Se lo stress è prolungato, i livelli di cortisolo rimangono alti e fanno aggiungere più pasti nella giornata.</p>
<p>C’è poi la fatica, specie quando non riposiamo a sufficienza, e allora i livelli di <strong>grelina</strong><em>,</em> l’ormone che fa venire voglia di mangiare, aumentano e, contemporaneamente, i livelli di <strong>leptina</strong>, l’ormone che riduce la fame e il desiderio di mangiare, diminuiscono. Questi due ormoni controllano la sensazione di fame. Il risultato è che ci si sente affamati anche se il corpo non ha bisogno di cibo. Quando poi siamo molto nervosi, mangiare molto diventa un gradevole compenso e si introducono inutili calorie in eccesso solo per placarsi, infatti distrae anche da tutto ciò che rende nervosi. Qualcuno tenta di gestire questo stato di nervosismo non mangiando affatto, cosa che potrebbe rallentare il sistema nervoso, perché il corpo “pensa” che stia morendo di fame e, quando finalmente si torna a mangiare nuovamente, è più probabile che si esagererà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L&#8217;ansia e i disturbi alimentari</h3>
<p>L&#8217;ansia ha un forte legame con i disturbi alimentari, infatti <strong>il binge eating può essere un modo per aiutare a gestire le preoccupazioni e lo stress</strong>. Altre cause possono derivare dai geni, dalla depressione e dai disturbi dell&#8217;umore fino ai traumi, dipendenze, ecc. ed aumenteranno le probabilità di abbuffarsi per gestire le proprie emozioni. Ma non sempre il binge eating emotivo accade quando ci si senta depressi. Infatti, può capitare di lasciarsi prendere dal divertimento di un evento sociale e ignorare i segnali che indicano che non hai più fame o sentirti obbligato ad andare con il gruppo. A volte basta il potere della suggestione per farti venire voglia di uno spuntino. Gli studi dimostrano che la pubblicità con cibo all&#8217;interno rende più probabile che si afferri il cibo che si ha a portata di mano e lo si consumi voluttuosamente. Il mangiare quando non hai fame può causare aumento di peso e altri problemi di salute, e questo ciclo malsano non finirà, a meno che non diventi consapevole dei tuoi segnali e trovi altri modi per rispondervi.</p>
<p>Anche il consumo di alcool può avere effetti negativi, in quanto abbassa le tue inibizioni e questo include un buon giudizio su quando e quanto mangiare. Ti rende anche più propenso a mangiare cose meno salutari, come cibi ricchi di grassi e zuccheri. Gli studi dimostrano che bere alcolici influisce sulla parte del cervello che monitora l&#8217;autocontrollo, rendendo molto più difficile resistere a uno spuntino gustoso. A volte basta il potere della suggestione per farti venire voglia di uno spuntino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il costo del mangiare senza cervello</h3>
<p>Mangiare quando non hai fame può causare aumento di peso e altri problemi di salute come problemi di zucchero nel sangue. Questo ciclo malsano non finirà a meno che non diventi consapevole dei tuoi segnali e trovi altri modi per rispondervi. Hai bisogno di mangiare?  Trova sbocchi sani per le tue emozioni, <strong>come l&#8217;esercizio o la meditazione</strong>. Incontra amici che possono supportarti nella tua ricerca per mangiare in modo più consapevole. E <strong>tieni il cibo spazzatura fuori di casa</strong>. Ciò renderà più facile essere sani se mangi i tuoi sentimenti.</p>
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		<title>«Pazienza per un cibo senza fragranza. Ma attenzione se fa male alla salute» &#8211; da L&#8217;Avvenire del 20 Maggio 2014</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2014 18:32:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Corretta alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri l’Ue ha riunito il Consiglio dei ministri dell’agricoltura. Obiettivo: togliere la data di ... <a class="" href="https://www.gcalabrese.it/pazienza-per-un-cibo-senza-fragranza-ma-attenzione-se-fa-male-alla-salute-da-lavvenire-del-20-maggio-2014/"> continua</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><!--:it--></p>
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<div id="ctl00_PlaceHolderMain_ctl00_ctl06__ControlWrapper_RichHtmlField">Ieri l’Ue ha riunito il Consiglio dei ministri dell’agricoltura. Obiettivo: togliere la data di scadenza da alcuni prodotti come pasta, riso, caffè e formaggi duri, questo al fine di limitare lo spreco alimentare.</div>
</div>
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<div id="ctl00_PlaceHolderMain_ctl00_ctl12__ControlWrapper_RichHtmlField">
<p>Decadrebbe quindi l’obbligo di indicare in etichetta il termine di conservazione, cioè la dicitura «da consumarsi preferibilmente entro il&#8230;»,  per prodotti come pasta, riso e caffe. Secondo i rappresentanti di alcuni Paesi si rischierebbe di gettare nella spazzatura grandi quantità di cibo ancora buono, proprio a causa del limite entro cui detti alimenti dovrebbero essere consumati.Nella Ue, purtroppo, non si perde il vizio di prendere posizioni sempre più estremiste e, invece di spiegare quella che potrebbe essere una buona idea – evitare lo spreco degli alimenti – si sta prendendo una decisione che difende di più il marketing di quei cibi che, una volta scaduti, pur rimanendo commestibili, perdono tuttavia qualità. Si dovrebbe invece puntare a difendere il cibo di qualità, che protegge la salute del consumatore solo fino a quando le sue caratteristiche alimentari si mantengono.</p>
<p>La Coldiretti ha quindi ragione nel lanciare questo allarme. Per capire meglio il problema è importante distinguere. Con la dicitura &#8220;Termine Minimo di Conservazione&#8221;  («Da consumarsi preferibilmente entro….») si indica «la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione».</p>
<p>Però, tanto più ci si allontana dalla data di superamento, tanto più vengono a mancare i requisiti di qualità del prodotto, quale il sapore, odore, fragranza.<br />
La data di scadenza vera e propria è invece il giorno entro cui il prodotto deve essere consumato altrimenti ci si espone a rischi seri per la salute. La data viene riportata sulle confezioni con la scritta «da consumarsi entro» e si trova in quei prodotti che generalmente non superano i 30 giorni di conservazione, come ad esempio latte fresco e uova.</p>
<p>Quindi, secondo questa proposta di legge Ue, non si rischierebbe nulla in fatto di salute, ma si potrebbero perdere solamente il gusto e l’odore del cibo. Ma non è così.  Col passare del tempo, infatti, si perdono con sicurezza le qualità organolettiche nutrizionali di quei prodotti che all’inizio erano di grande valore e poi, man mano, diventano solo prodotti che hanno solo una certa consistenza fisica ma qualitativamente scadenti.</p>
<p>L’ideale non è eliminare dall’etichetta la data di scadenza, ma iniziare ad educare seriamente il consumatore a saper distinguere ciò che non crea problemi alla salute, ma non aiuta a introdurre buoni nutrienti, da ciò che invece può creare danni proprio perché la scadenza altera il prodotto iniziale e quindi provoca anche qualche malattia.</p>
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<div>Giorgio Calabrese</div>
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<div><a href="http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/l%27analisi-di-calabrese.aspx" target="_blank" rel="noopener nofollow">da L&#8217;Avvenire</a></div>
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		<title>Lettera a &#8216;La Stampa&#8217; del 23 Giugno 2013 : I Nano-Prodotti e i danni al corpo umano</title>
		<link>https://www.gcalabrese.it/lettera-a-la-stampa-del-23-giugno-2013-i-nano-prodotti-e-i-danni-al-corpo-umano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2013 09:09:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Corretta alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[lettere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ancora una volta, ne giorni scorsi, è tornato alla ribalta l’allarme sugli Ogm, gli ... <a class="" href="https://www.gcalabrese.it/lettera-a-la-stampa-del-23-giugno-2013-i-nano-prodotti-e-i-danni-al-corpo-umano/"> continua</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><!--:it-->Ancora una volta, ne giorni scorsi, è tornato alla ribalta l’allarme sugli Ogm, gli organismi geneticamente modificati. Ma c’è un’altra questione che minaccia di essere di ancora maggiore interesse per la salute dei consumatori e alla quale le ministre per le Politiche agricole De Girolamo e della Salute Lorenzin dovrebbe guardare con attenzione. Mi riferisco alla diffusione delle nanotecnologie, che rendono possibile la manipolazione di ingredienti alimentari a livello molecolare.</p>
<p>La presenza di nano-prodotti (così come per gli Ogm) troppo spesso prescinde dalla consapevolezza del consumatore, ignaro fruitore. È naturale che da un punto di vista economico cresca l’interesse dei produttori, che vedono nello sviluppo di queste tecnologie la possibilità di maggiori guadagni, ma non è tollerabile che ciò avvenga senza il conforto di una ricerca scientifica che fornisca garanzie sulla sicurezza alimentare dei cibi-nano.</p>
<p>La nanotecnologia è la scienza della manipolazione della materia nell’ordine di grandezza dei nanometri, cioè milionesimi di millimetro. Nanotecnologie sono già presenti nella vita di tutti i giorni, che si tratti di nuovi farmaci (chemioterapici compresi), cosmetici, detersivi, produzione di energia alternativa. Ora anche l’industria alimentare ha cominciato a sfruttarle. L’associazione Friends of the Earth ha censito più di cento nano-sostanze che, a vario titolo, entrano nella catena alimentare e negli Stati Uniti sono stati conteggiati 84 alimenti comuni contenenti nanofood. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi? L’industria alimentare del Regno Unito è già stata messa sotto accusa perché utilizza nano-ingredienti per la preparazione dei prodotti alimentari senza dichiararlo chiaramente sull’etichetta. Nel 2014 in tutta Europa sarà obbligatorio riportare la loro presenza nel cibo in etichetta. A livello scientifico c’è chi plaude alle nano-particelle come alla nuova frontiera per debellare la fame nel mondo o per produrre cibo con minore impatto ambientale (discorsi già sentiti a proposito degli Ogm). C’è chi, invece, si dimostra molto più critico &#8211; io sono fra questi &#8211; perché questi composti non rispettano le leggi chimiche, tossicologiche, fisiche ordinarie.</p>
<p>Le nano-tecnologie hanno proprie leggi che sono in parte ancora sconosciute, per cui si teme che possano reagire nell’organismo in modo imprevedibile. Si sa già, ad esempio, che le nano-particelle, proprio per le loro dimensioni, possono penetrare attraverso la barriera emato-encefalica del cervello e anche in organi vitali come fegato e reni. Con quali danni? Non si possono prevedere, ma potrebbero essere non trascurabili. I favorevoli alle nanotecnologie ribattono che molte sperimentazioni dimostrerebbero come si potrebbero produrre cibi migliori. La Food Standards Agency (l’Agenzia per la Sicurezza alimentare inglese) ha commissionato tre progetti di studio per valutare quali siano gli effetti delle nanoparticelle nel corpo umano. Si citano alcune ricerche che hanno rilevato che alcune «persistenti» nano-particelle non si dissolvono e non sono biodegradabili, come, ad esempio, il nano-argento che può essere usato per il packaging per prolungare la durata di conservazione dell’alimento.</p>
<p>C’è un altro aspetto che va poi considerato quando si pensa allo sviluppo di nuove tecnologie applicate al cibo e alla salute. Cioè che un giudizio sulla loro pericolosità o bontà non arrivi da scienziati competenti, ma da magistrati. In Italia è successo anni fa con la terapia oncologica del dottor Di Bella e tre mesi fa con la sentenza della Corte di giustizia Ue su alcune coltivazioni Ogm in Friuli. Potrebbe accadere anche con le nanotecnologie, ma ciò di cui invece abbiamo assoluto bisogno in questo momento è di analisi accurate sugli eventuali effetti che possono avere nel corpo umano e nell’ambiente. Gli studi sono ancora agli stadi iniziali e la sfida è appena cominciata. Ricordiamocelo, quando già si sente dire che i progetti del futuro riguarderanno la creazione di cibi totalmente in laboratorio, senza più campi da coltivare o allevamenti di cui occuparsi.</p>
<p>*Docente di Dietetica e Nutrizione Umana</p>
<p>Giorgio Calabrese*<!--:--></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.gcalabrese.it/lettera-a-la-stampa-del-23-giugno-2013-i-nano-prodotti-e-i-danni-al-corpo-umano/">Lettera a &#8216;La Stampa&#8217; del 23 Giugno 2013 : I Nano-Prodotti e i danni al corpo umano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.gcalabrese.it">Prof. Giorgio Calabrese Dietologo</a>.</p>
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